Esprit de mai ’68: es tu là ? Lo spirito del ‘68

25-26 ottobre

ore 16:30-19:30

Dipartimento di Pianificazione, Desing, Tecnologia dell’Architettura

Il 25 e il 26 ottobre, dalle ore 16:30 alle ore 19:30 il Dipartimento di Pianificazione Design, Tecnologia dell’Architettura ospiterà due giornate dedicate alle istanze, alle lotte, alle utopie del ’68. Ospite d’eccellenza Marc Mercier che proporrà una selezione di opere video del Festival Les Instants Vidéo da lui diretto. Le giornate si chiuderanno con una discussione coordinata dalla Prof.ssa Laura Ricci sull’immaginario del ’68 con Marc Mercier, Nanni Balestrini, Ilenia Caleo, Giorgio Manacorda, Alfredo Pirri.

Scrive Marc Mercier: «Gli eventi del maggio ’68, le lotte e le creazioni artistiche di questo periodo, non possono costituire un modello da riprodurre per affrontare le sfide dei tempi presenti. Resta certamente istruttivo rileggerli per esercitare la propria mente critica. È necessario abbandonare alcune rotte. Riattivarne  altre. Questo è ciò che serve alla Storia.

Nel 1968, il mondo è in fiamme in tutti i continenti per cercare di porre fine a ogni oppressione:  regno della merce, dittatori, imperialisti, capi, sacerdoti, insegnanti, politici, maschilisti. Alcuni vogliono cambiare la vita (il sogno di Rimbaud), altri trasformare il mondo (il sogno di Marx). Alcuni vogliono entrambe le cose. Il matrimonio tra poesia e rivoluzione.

Nel 2018, cinquant’anni dopo, ci è chiaro che questo sogno di emancipazione non si è mai avverato, ma non è ancora morto. Resta nello stato di promessa, come un seme nella terra in attesa del momento giusto per germogliare di nuovo. Una nuova generazione di artisti sta inventando nuove possibilità, coltivando semi di utopia, brancolando nel buio per andare avanti nonostante tutto. Nonostante l’Africa annegata nel Mediterraneo. Nonostante la fortezza Europea. Nonostante il massacro dei nostri fratelli in Medio Oriente. Nonostante l’implacabilità del neoliberismo al profitto rischia di distruggere il nostro pianeta. La vita va avanti, il 1968 era solo l’inizio, continuiamo la lotta.

1968-2018, una deviazione nel passato per aprire percorsi verso un futuro desiderabile per tutti.

Ciascuna delle due giornate si apre con i famosi cinétracts del ’68, oggetti di propaganda, ma anche grandi esercizi in stile cinematografico e poetico. A seguire opere di artisti video molto più recenti,  testimonianze internazionali di visioni del mondo di oggi».

 

PROGRAMMA

Giovedì 25 ottobre ore 16,30 -19,30

Proiezione dei video selezionati e presentati da Marc Mercier,

Direttore artistico de Les Instants Vidéo

Aula MAster, DPTA  Via Flaminia 72, 00196 – Roma.

 

« Humains de tous les pays, caressez-vous ! »

1968 / 2018

(France, Syrie, Italie, Brésil, Chine, Colombie, Palestine)

 

SELEZIONE VIDEO:

 

Cinétracts 03, 04, 06, 08, 11, 14, 16, 19 (21’ (extrait) – 1968) / Anonymes (France)

Cortometraggi muti realizzati a Parigi durante il corso degli eventi del Maggio 68, opere anonime e collettive, la maggior parte realizzati da sconosciuti ma alcuni da cineasti affermati come Chris Marker, Jean-Luc Godard e Alan Resnais.

Syria Today (0’50 – 2012) / Collectif Abou Naddara (Syrie)

Ogni venerdì il collettivo siriano Abou Naddara realizza un video testimonianza e lo diffonde sui social media.

 

Révolu_ (0’40 – 2018) / Judith Lesur (France)

Maggio 2018- una fiamma interiore, un soffio sulle braci del ‘68, una scintilla poetica solitaria che potrebbe spegnersi se non viene condivisa.

 

Kâbus (8’ – 2017) / Alice Fargier (France – Suisse)

La Turchia sta sperimentando un cambiamento politico inquietante. Nel frattempo, un uomo, turbato dal suono di un conflitto sempre più minaccioso, non riesce ad addormentarsi. Come è possibile dormire ascoltando i fantasmi della guerra ? Da dove vengono queste esplosioni ? Provengono dalla città o sono nella sua testa ?
Razzle-dazzle (12’40 – 2018) / Luigi Romani (Italie-France)

Un film che parla di uomini e di donne, uguali nella loro originalità, uomini e donne lavoratori, intrappolati nel loro passato, uomini e donne consumatori, ben informati nella loro ignoranza, uomini e donne risparmiatori, rassicurati dalle loro convinzioni , ognuno di loro ipnotizzato dalle immagini e dalle parole dei potenti uomini del momento.

 

Fall of Sun (9’20 – 207) / Ana Clara  & Clara Molinari (Brésil – Italie)

Fall of Sun è un collage di video che ritrae l’espressione dialettica di oggetti contraddittori. L’essenza si trova nell’incontro tra le forme organiche e quelle inorganiche, che fanno riferimento alla condizione umana e naturale nella problematica situazione ambientale presente ai giorni nostri. È una pièce sperimentale progettata per essere una panoramica di personaggi onirici, immersi in fantasticherie e suoni triviali. Il film è stato creato attraverso tecniche di composizione di video e immagine con l’esplicito obiettivo di incorporare la composizione del collage. Dal momento che ultimamente la tecnica del collage crea l’impressione di disagio e perdita di naturalezza , la tecnica di composizione sembra essere un riferimento fisico a un’espressione dialettica del contenuto del lavoro.

 

Terra! (2’54 – 2016) / Citron | Lunardi (Luca Lunardi) (Italie)

Terra! Suggerisce l’imbarcarsi verso una terra dei sogni, le speranze e le promesse irrealizzate. Siamo tutti migranti: la nostra condizione umana è per sua propria natura migrante. La statua bianca rappresenta tutti noi e le barche dorate raffigurano i nostri sogni di una vita migliore, condivisi da tutti. Questa condivisione di orizzonti può portare a un reale cambiamento di prospettiva sul concetto di diversità, immigrazione e diritti umani.

 

Ignis fatuus 2 aka the fallacious promise (2’45 – 2018) / Clémence B. T. D. Barret (France)

Il vincolo della migrazione : debiti, schiavitù e il circolo vizioso della povertà. Con Patrizia e il suo bambino. Dieci anni fa, Patricia lasciò la Nigeria per fuggire la povertà con un contrabbandiere che voleva venderla come prostituta in Europa. Durante il viaggio, riuscì a scappare e da allora è rimasta bloccata a Tangeri, Marocco. Tutto ciò che desidera è passare illegalmente il confine dell’ Europa-fortezza. Tuttavia fino ad oggi ogni suo tentativo è fallito. Sopravvive con il suo bambino mendicando e le sue condizioni sono peggiori di quelle che aveva in Nigeria. Anche se è consapevole che la vita in Europa potrebbe essere un incubo, non vuole tornare a casa. Il pima possibile, proverà a passare il confine di nuovo attraverso lo Stretto di Gibilterra rischiando la sua vita e quella del bambino.

 

Post Apocalypse Dream (8’23 – 2017) / QIn Tan (Chine)

Post Apocalypse Dream unisce sequenze video, immagini e suoni per creare un immaginario universo post apocalittico. In questo universo, video di santuari religiosi, paesaggi naturali, opere d’arte, e soggetti umani creano un collage che forma un nuovo paesaggio digitale; assurdo, finto, e privo della presenza umana. La narrazione visiva del video trae ispirazione dai tradizionali dipinti ad inchiostro cinesi e da antichi manoscritti, rivelando i dettagli del paesaggio attraverso una sequenza di inquadrature da destra a sinistra di 8 minuti.

 

Solipsism (5’54 – 2017) / Wickmann Inés (Colombie – France)

Un essere per il quale non esiste altra certezza al di fuori di sé stesso. Isolamento scelto, voluto. Rinchiuso dentro una prigione della forma e dell’identità. Distacco dalla realtà.

 

Mémoire de la Terre (12’50 – 2017) / Samira Badran (Palestine – Espagne)

In questo film, ho lavorato con tecniche diverse: disegni a inchiostro e matita, dipinti ad acrilico, disegni su fotografie, collage, video e 3d. Ci sono voluti 4 anni di lavoro.

 

 

Venerdì 26 Ottobre: 16:30- 18:00

Proiezione dei video selezionati e presentati da Marc Mercier

Aula MAster, DPTA  Via Flaminia 72, 00196 – Roma.

 

« Humains de tous les pays, caressez-vous ! »

1968 / 2018 (2e partie)

(France, Belgique, Italie, Iran, Maroc, Turquie, Canada, Taïwan, Egypte, Espagne)

 

SELEZIONE VIDEO

 

Cinétracts 20, 66, 103, 104, 107, 108, 111, 112 (24’ (extrait / suite) – 1968) / Anonymes (France)

Corto metraggi muti realizzati a Parigi durante il corso degli eventi del Maggio 68, opere anonime e collettive, la maggior parte realizzati da sconosciuti ma alcuni da cineasti affermati come Chris Marker, Jean-Luc Godard e Alan Resnais.
Fée aux choux (0’58 – 1896) /  Alice Guy (France)

1968 (24 marzo), è l’anno della morte di Alice Guy. La prima donna regista della storia del cinema con la Fée aux choux girato nel 1896 “a condizione (l’ avverte il suo datore di lavoro Léon Gaumont) che venga girato al di fuori del suo orario di lavoro”. Tale coincidenza temporale ci permette di ricordare che prima del ‘68 era fortemente sconsigliato alle donne che volevano iscriversi a l’IDHEC di scegliere la classe di ‘regia’, ma di orientarsi verso altre professioni  considerate più femminili.

 

Saute ma ville (12’30 – 1968) / Chantal Akerman (Belgique)

Una giovane donna torna a casa, ritira la posta, mangia, canticchia, mette a posto e pulisce, chiude muri e finestre con lo scotch, accende il gas…accende un fuoco, si fa saltare

 

Dolorosa Mater (3’14 – 2017) / Francesca Lolli (Italie)

Il silenzio è spesso una manifestazione di una limitazione esterna; un’imposizione sociale, fisica, psicologica che l’artista sceglie di mostrare focalizzandosi sull’immagine della donna, forzata, a causa della sua identità sessuale, a una continua battaglia per la sua affermazione sociale ed espressiva.

 

My name was Elisa (4’48 – 2018) / Virginie Foloppe (France)

(Poi mi sono chinato e ho fatto scivolare una rosa tra i denti)

Così finisce la canzone interpretata da Nick Cave e Kylie Minogue.

Ho rivisto la loro relazione omicida con l’erotismo di una fellatio fatto con amore. Anche se il sangue sembra colare nella bocca, è la sostanza di un’inversione. Perché chi uccide chi? Non è forse il senso del piacere? La ‘piccola morte’ come si dice in Francia? Ho giocato con il senso di un’espressione idiomatica anglosassone, non posso divulgarla, per aprire la metafora del godimento alla creazione sessuale. La scrittura del desiderio di Elisa, la sua eiaculazione creativa, va al di là della differenza dei sessi, di questa guerra interminabile.  Ho voluto restituire la violenza della dominazione incarnata dalla posizione del cantante inginocchiato sopra di lei, una pietra nella mano mentre le dice che deve morire, nella vitalità del corpo, del piacere e della vita. Verso la rivoluzione del desiderio.

 

Clown (3’29 – 2017) / Bahar B Faraz (Iran – Suède)

In questa pièce, faccio riflettere lo spettatore sugli insidiosi danni causati dalle pubblicità dei prodotti di cosmetica. Stravolgo l’idea della pubblicità dei trucchi o dei tutorial mettendomi il rossetto. Mentre continuo questo gesto il film sembra diventare divertente perchè creo volti da clown bambineschi, ma a mano a mano che il prodotto viene applicato l’umorismo si trasforma in disgusto, angoscia e anche orrore, la bocca si trasforma in qualcosa di simile a una ferita.

 

Mesures (1’22 – 2017) / Khadija El Abyad (Maroc)

 

Il video riprende azioni che hanno  l’obiettivo di misurare il corpo curandone le ferite. Questa azione di cucire il tessuto di collant sottili – la mia seconda pelle – sulla mia pelle mentre misuravo le dimensioni del mio corpo, calibra metaforicamente il dolore, lo rende e lo trasforma in una testimonianza di plastica e in un rituale di metamorfosi.

 

wolfspath.exe (5’53 – 2018) / Kadir Kayserilioğlu (Turquie)

“Wolfspath.exe” è un video fatto utilizzando l’editor di mappe del video game Far Cry 5. Mostra una fiction sul populismo nel mondo della post-verità. Usando il videogame come materile, il video mostra che l’aumento della popolazione mondiale, i discorsi violenti che usano il nazionalismo e la glorificazione del dolore sono tutte simulazioni. Alla fine del video vediamo la realtà nonostante tutta questa finzione. L’immagine di due musicisti di strada e di donne lavoratrici che cantano viene interrotta e si trasforma nell’immagine della fiction maschile.

The Pool of Tears (5’ – 2015) / Dana Dal Bo (Canada)

Prova a fuggire le limitate definizioni della femminilità ma allo stesso tempo paradossalmente le rappresenta. Liberamente tratto dal secondo capitolo di Alice nel paese delle meraviglie di Lewis Carroll, The Pool of Tears oscilla tra una lente HD 4K voyeristica che mostra Alice mentre si ingrandisce e si rimpicciolisce in uno spazio misterioso, e la sua prospettiva dell’esperienza mostrata attraverso la lente di plastica di una video camera giocattolo. Che sia diventata una persona diversa, o forse è possibile cambiare ma rimanere se stessi?

 

Normalized Woman (4’24 – 2018) / Lee Lo-Yi (Taïwan)

“le persone sono portate a seguire i valori comuni. La società moderna uccide l’unicità del singolo individuo.”

La donna in bianco è la guardiana dei pensieri. In un modo apparentemente aggraziato, catalizza la donna in nero. Come se avesse perso la sua anima, la donna in nero lascia che la donna in bianco faccia tutto quello che vuole. La donna in nero è bendata, nutrita e trascinata; il suo corpo e la sua mente vengono assorbite cecamente e spensieratamente. Alla fine, la benda viene lentamente rimossa, e il risultato dell’assimilazione è mostrato. Il film incoraggia gli individui a seguire il proprio istinto e ad accettare con orgoglio le proprie caratteristiche. Ribellatevi dalle assimilazioni!

 

Day 1078 (6’50 – 2018) / Valentina Maz (Egypte – Arménie)

Giorno 1078 è un video di auto-osservazione focalizzato sulla paura di mostrare il tema della sessualità. Sessualità, emancipazione dalle paure imposte dalla società, qui viene rappresentata come un Movimento. Un movimento verso la decostruzione di limiti e forme, tutte le barriere che il corpo può portare come struttura sociale. Questo è un movimento, che incorpora sia la liberazione che il caos. Un movimento che contiene elementi di protesta contro valori stabiliti e prova a romperli attraverso intrusioni dall’oltre. Valentina Maz è un’artista visuale di origini americane nata e cresciuta al Cairo, Egitto (ora vive a Yerevan, Armenia). Entrambe queste culture sono profondamente conservatrici ogni qual volta l’argomento tocca la sessualità. Il tema della sessualità è un taboo, sepolto sotto strati di colpa, e può essere riconosciuto nel suo lavoro attraverso lo sguardo auto-voyeristico. Questo sguardo auto-voyerstico rappresenta la difficoltà di una donna che lotta per raggiungere una libertà interiore e aprire le porte alla sua sessualità, ma allo stesso tempo fonde i suoi desideri con le paure sociali e morali. Questo la rende bloccata tra l’essere oggetto e soggetto. Day 1078 è la calcolazione dei giorni di prigionia di un corpo, che è il processo per un’auto liberazione.

 

La Reina de la Casa (6’25 – 2017) / Isabel Pérez del Pulgar (Espagne – France)

« il corpo è stato uno spazio attraverso il quale il potere transita (M. foucault) è lo spazio del simbolico, è una cerniera tra il sociale e il fisico, è il significato e il costruttore dell’identità, espressione di una costruzione di genere in una specifica cultura (Judith Buttler) ma anche un modo di porre se stessi prima del mondo come corpi politici riferiti a una corporeità sostanziale.”

È una composizione di molti pezzi. Quello che appare, quello che crede di essere, quello che è, quello che vuole essere, il reale e l’apparente. Dicotomia, distopia, utopia. L’identità femminile tra caos, dubbio, imposizione, obbligo, peccato, norma, regola, reificazione, stereotipo, natura, artificio, bugie, dovere, educazione, sesso, genere, archetipo, silenzio, violenza, corpo, paura, disuguaglianza, speranza, sogno, desiderio, incubo, tempo…

 

Ore 18 Discussione: L’immaginario del ’68 con Ilenia Caleo, Marc Mercier, Giorgio Manacorda,  Alfredo Pirri, coordina Laura Ricci

https://www.youtube.com/watch?v=tPoIrKZtJ68 Luigi  Perelli

 

APPROFONDIMENTI

Les Instants Vidéo  nato nel 1988 è un festival dedicato alla video arte e poesia elettronica nelle sue molteplici forme: video monocanali, installazioni, performance, multimedia, etc. Collocato a Marsiglia, in questi anni ha portato attenzione alla produzione di artisti di paesi del Mediterraneo.

www.instantsvideo.com / facebook: instantsvideo.poetiques

Marc Mercier vive a Marsiglia, cofondatore e direttore artistico del Festival Les Instants Vidéo (1988 / 2003 à Manosque ; 2004 / 2017 à Marseille) e dei Festival di videoarte di Casablanca (1993),  Palestina (2009) e Alessandria d’Egitto (2013). Commissario in  numerosi  programmi  e mostre d’arte video in Venezuela, Belgio, Libano, Siria, Vietnam, Polonia, Germania, Uruguay, Paraguay, Argentina, Brasile, Québec, Italia, Giappone. Fra le sue pubblicazioni: Gianni Toti, l’impersonnage (Ed. CICV, 1992), Le temps à l’œuvref(r)iction (Ed. Incid 90, 2006), Inuit Totinouï (Ed. Les Acharnistes, 2008), Les enfants perdus et retrouvés de l’art vidéo (Ed. Instants Vidéo, 2013), Propos sur les zappeurs-né (Ed. L’art-dit, 2017). Regista e critico per le riviste Bref (Paris) e 24 images (Montréal)

 

Per info

Dalila D’Amico: dlldamico@gmail.com

Valentina Valentini: valentina.valentini@uniroma1.it