18 aprile 2018. Presentazione Teatro e Storia n.38 “Fantasmi e Fascismo”

18 aprile 2018
Ex Vetrerie Sciarra – Via dei Volsci 122, Roma
Aula Seminari e Tesi
ore 15

Presentazione di “Teatro e Storia” n.38 (annale 2017) “Fantasmi e Fascismo”
a cura del comitato di redazione della rivista
saranno presenti alcuni degli autori e altri redattori

 

Mirella Schino
Presentazione dell’ANNALE 2017
Fantasmi e fascismo

Il titolo dell’annale è Fantasmi e fascismo. Quello che qui intendiamo per “fantasmi” è tutta intera quella zona del teatro che non è concreta, ed è essenziale. Più strano può sembrare il collegamento con il fascismo, periodo fin troppo solido e poco amante delle ombre. Tuttavia, la “e” di congiunzione non sta lì a indicare solo la compresenza di un massiccio dossier sul Ventennio accanto ai diversi spettri che abitano i saggi di questo numero.
Abbiamo costituito un gruppo di lavoro e ci siamo tuffati nello studio degli anni del fascismo: eravamo attirati dal vuoto. A partire dall’immediato dopoguerra si è consolidata una immagine di un vuoto istituzionale fascista e si è molto discusso se fosse vera o no, se il regime sia attivamente intervenuto sul teatro, se abbia promulgato solo progetti senza futuro, se sia esistito o non esistito un teatro “fascista”, se ci sia stata solo un’assenza. Quello che ci attirava era un vuoto diverso, e uno sguardo diverso. Abbiamo cominciato a studiare quel che del teatro poteva essere visto un po’ dal basso, cioè dagli spettatori e anche dagli attori, che nel Ventennio smettono di essere protagonisti e padroni della loro arte. Che i provvedimenti fascisti siano stati efficaci e concreti o no, è certo, in ogni caso, che il teatro italiano è uscito dagli anni del regime radicalmente trasformato, non solo in senso artistico e non certo solo in senso “moderno”: siamo andati a caccia delle radici di questo cambiamento, da qualunque punto di vista lo si guardi certamente sproporzionato ai fatti. Abbiamo evitato d’istinto di concentrarci troppo sulle azioni del governo, e abbiamo tralasciato tutto quanto è già stato molto studiato: i grandi eventi, le teorie nuove di d’Amico, le innovazioni di Pirandello. Abbiamo invece cercato di capire cosa gli spettatori leggessero e ascoltassero quando si parlava di teatro, che inflessioni, che parole, che toni di voce si trovassero sotto gli occhi, riecheggiassero loro nelle orecchie.
Arrivati alla fine abbiamo scoperto anche qualcos’altro, qualcosa che, come spesso accade, è al tempo stesso ovvio e nuovissimo: il senso profondo della mutazione strisciante avvenuta tra le alte mura del regime sta tutto nel diffuso rifiuto proprio di quella che ora mi appare l’essenza del teatro, la potente coda di fantasmi – emozioni, associazioni, riflessioni, imprecisioni – che si trascina dietro, il suo essere abitatore dei margini, la sua ricchezza immateriale.
Il tema del teatro abitatore dei margini riecheggia per tutto il numero. Il saggio di Raimondo Guarino, per esempio, tratta anch’esso di una dilatazione dei confini, quella operata dalla storiografia attraverso l’antropologia. Per molti versi il suo contributo può essere pensato simbolicamente come il perno del numero. Anche nella zona “orientale”, che è stata sempre così importante per la nostra rivista, torna il tema dei fantasmi: Matteo Casari parla del teatro nō, teatro delle apparizioni per eccellenza, e in particolare del ruolo di suscitatore di fantasmi del waki; Vito Di Bernardi scrive di un trattato balinese e della trance; Alessandra Cristiani della morte di una di quei maestri sconosciuti che sono poi il profumo del teatro. Un fantasma di tutt’altro tipo è al centro della lunga lettera da Cuba di Omar Valiño, che ci parla dell’ombra di Fidel Castro sul teatro del suo paese.
Dario Fo appare come un lampo. Dio fa compagnia in cielo, si diceva un tempo, quando la morte si faceva sentire un po’ troppo tra gli attori. Vien da pensare che il paradiso sia un luogo molto più animato, ora che ospita la coppia Rame-Fo. Che qui appare per breve ricordo: qualche foto, qualche parola, non nostra, ma dello stesso Fo, niente di più. Ma la brevità, nei confronti del genio, forse è d’obbligo.
Anche il saggio di Ruffini rientra nella zona dell’improbabile e della mancanza di concretezza. È stato organizzato dal suo autore come una caccia al tesoro, il cui premio è l’anima. Il sistema è semplice, e, come è tipico degli interventi di Ruffini, è lineare: passo passo, amplia ed esplora con minuziosa testardaggine le tracce di Gurdjieff segnalate da Jerzy Grotowski in una intervista a Peter Brook.
Il numero è chiuso da Nicola Savarese, che in questo caso figura come rappresentante del celebre duo di autori Barba-Savarese: pubblichiamo qui la sua introduzione al loro nuovo libro, uscito quando questo numero era ormai in bozze. Sarà argomento, quindi, del prossimo.
Resta da dire solo sull’intervento di apertura.
Benché «Teatro e Storia» sia una rivista di studi seria e di ampie proporzioni, abbiamo sempre costruito i suoi volumi come se qualcuno potesse e volesse leggerli dall’inizio alla fine, come lettura appassionante e amena. L’apertura, per noi, è essenziale, è il cuore. Questo numero inizia con una lettera a Ferdinando Taviani di Iben Nagel Rasmussen, attrice con le ali se mai ce ne fu una.

La rivista

«Teatro e Storia» è una rivista di studi teatrali nata nel 1986. È stata fondata da Fabrizio Cruciani (1941-1992), Claudio Meldolesi (1942-2009), Ferdinando Taviani, Franco Ruffini, Nicola Savarese, Eugenia Casini Ropa e Daniele Seragnoli. Benché non sia identica a come era al momento della fondazione, una delle caratteristiche della redazione è la stabilità: è un ambiente di studi comuni, scambi e discussione. Mirella Schino coordina i lavori per la rivista dal 2003. Inizialmente, TeS è stata pubblicata dalla casa editrice il Mulino, di Bologna. A partire dal 2000 al Mulino è subentrato Bulzoni, di Roma. TeS non si appoggia a enti istituzionali, e non ha quindi finanziamenti stabili. Uno degli interessi che la anima è quello di essere palestra per studiosi del futuro e per studiosi affermati. Anche per questo, nel 2009 la rivista adotta il sistema «peer review». Nel 2015 alla redazione è stato affiancato un “comitato di redazione” formato da studiosi più giovani.

Redazione:
Eugenio Barba, Eugenia Casini Ropa, Clelia Falletti, Stefano Geraci, Raimondo Guarino, Franco Ruffini, Nicola Savarese, Ferdinando Taviani

Comitato di redazione:
Raffaella Di Tizio, Doriana Legge, Samantha Marenzi, Francesca Romana Rietti, Gabriele Sofia

Direttore responsabile:
Mirella Schino (mirella.schino@gmail.com)

Scarica l’indice del n.38 in PDF

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